Come il cane migliora la salute e il benessere psicofisico: la parola all’evidenza scientifica

Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione

(Daniel Pennac)

Il Ministero della Salute, nel 2006, ha emanato un documento che testimonia l’ormai assodata efficacia della pet therapy: la terapia con gli animali. Il termine, di derivazione anglosassone, indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Come dimostrato da numerosi studi scientifici, nei bambini con particolari problemi di salute, negli anziani e in alcune categorie di malati e disabili il contatto con un animale può aiutare nel soddisfacimento di alcuni bisogni e nel recupero, mantenimento e sviluppo delle capacità residue. La soddisfazione di tali bisogni, necessaria per il mantenimento di un buon equilibrio psico-fisico, è il principale obiettivo di questa “arte” che offre, attraverso Attività Assistite dagli Animali (AAA), soprattutto quelli detti d’affezione o da compagnia, una possibilità per migliorare la qualità della vita e dei rapporti umani. La pet therapy può inoltre contribuire, affiancata ed integrata alle terapie mediche tradizionali, al miglioramento globale dello stato di salute di chi si trova in particolari condizioni di disagio. In quest’ultimo caso entrano in gioco le Terapie Assistite dagli Animali (TAA) che hanno lo scopo di apportare interventi mirati al raggiungimento da parte del malato di funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive.

Nonostante la pet therapy comprenda all’interno del proprio “repertorio” un numero pressoché infinito di animali da affezione idonei alla “cura” (cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, cavalli, delfini ecc.), nel presente articolo mi soffermerò a parlare dei cani dato il loro elevato coinvolgimento nelle attività di pet therapy, la moltitudine di articoli, studi e ricerche reperibili sul Web e sulle banche dati scientifiche ed il marcato interesse personale circa l’argomento.

Sono ormai quindicimila anni che il cane è diventato un vero e proprio compagno di vita dell’essere umano. Da guardiano ed alleato per la caccia e l’allevamento, fino al compagno di divano e di passeggiate, il cane ha saputo con il tempo adattarsi ai nostri diversi stili di vita. Nonostante la forte amicizia fra uomo e “quattro zampe” non tutti hanno ancora compreso ciò che la scienza, da tempo, cerca di far emergere: il cane, così come gli animali d’affezione o da compagnia in genere, migliorano la salute e il benessere psicofisico umano.

Il cane riduce il senso di solitudine nell’anziano istituzionalizzato

Nel 2013 è stata svolta una ricerca che aveva l’obiettivo di valutare come la compagnia di un cane potesse influire sulla percezione del senso di solitudine provato da pazienti anziani istituzionalizzati in una casa di cura.  Il campione di studio comprendeva 21 persone con un’età media di 80 anni. I partecipanti sono stati coinvolti in un programma della durata complessiva di sei mesi con incontri tre volte alla settimana della durata di novanta minuti che prevedevano svariate attività con cani da compagnia di taglia media. Il senso di solitudine è stato valutato mediante due somministrazioni della scala UCLA (Loneliness Scale) adattata da Lackovic: prima dell’inizio del programma e al termine dello stesso. Il confronto dei risultati dei test prima e dopo la partecipazione al programma hanno mostrato che la compagnia del cane riduceva nettamente la percezione di solitudine, contribuiva al miglioramento dell’emotività, del benessere psicologico e aumentava il comportamento sociale e l’attività fisica. I ricercatori che si sono occupati dello studio in questione hanno concluso che il rapporto che si era venuto a creare fra persona anziana e cane aveva contribuito in modo statisticamente significativo al miglioramento globale della qualità di vita all’interno della casa di cura e, come si evince nelle conclusioni dell’articolo, hanno affermato che offrire un programma di pet therapy come intervento terapeutico a basso costo contribuirebbe al miglioramento globale della salute psicofisica degli anziani istituzionalizzati nelle case di cura.

Il cane aumenta le emozioni positive, il piacere provato, la vigilanza e la prontezza generale nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer 

Nel 2011 dei ricercatori italiani hanno dato il via ad uno studio con l’obiettivo di indagare circa gli effetti benefici che l’attività animale-paziente potesse avere sui sintomi comportamentali e psicologici dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer. 10 pazienti afferenti l’Alzheimer Day Care Central di Sesto Fiorentino (FI) hanno partecipato allo studio. La sintomatologia è stata misurata prima e dopo le attività di pet therapy con i cani mediante l’utilizzo delle seguenti scale di valutazione:

  • CSDD (Cornell Scale for Depression in Dementia) per la valutazione del tono dell’umore;
  • BPSD (Psychological Symptoms of Dementia) per la valutazione della sintomatologia psicologica;
  • CMAI (CohenMansfield Agitation Inventory) per la valutazione dell’agitazione;
  • OERS (Observed Emotion Rating Scale) per la valutazione dello stato emotivo.

Risultati: l’interazione tra cane e persona affetta da Alzheimer possiede un ruolo statisticamente significativo nel modificare lo stato emotivo, nel ridurre l’ansia, l’agitazione e le alterazioni dell’umore. Come si evince dalle conclusioni dell’articolo l’attività svolta con gli animali ha prodotto l’aumento delle emozioni positive, del piacere provato, della vigilanza, della prontezza generale e dell’attività motoria. Tuttavia i ricercatori non hanno osservato una differenza statisticamente significativa nella riduzione della sintomatologia depressiva nei pazienti la cui patologia era classificata come stadio moderato/grave.

Il cane promuove i comportamenti verbali e non verbali nei bambini con disordini dello spettro autistico 

Una revisione sistematica pubblicata nel 2013 dal The journal of alternative and complementary medicine ha raccolto i risultati di sei studi scientifici che in passato si erano interessati sugli effetti delle attività di pet therapy svolte con i cani circa il miglioramento del comportamento sociale e dell’uso del linguaggio dei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico. Tutti gli studi contemplati nell’articolo hanno dichiarato che i cani sembrano possedere una capacità unica di fungere da “ponte emotivo” all’interno di svariati contesti terapeutici. L’effetto del cane nei confronti del bambino autistico suscita un effetto calmante, aumenta la rispondenza e la volontà di comunicare. I ricercatori sottolineano come, dopo l’incontro con i cani, i bambini apparivano più inclini a comunicare con gli adulti e con i loro coetanei. Il più importante risultato che si è ottenuto, dunque, sarebbe dato dal fatto che il cane è in grado di promuovere i comportamenti verbali e non verbali del bambino autistico (tuttavia i ricercatori sottolineano che è necessario tener conto che gli effetti osservati sulle competenze verbali e sociali in alcuni casi potrebbero essere correlate alla gravità della sintomatologia e dunque della malattia). L’introduzione dei cani ha apportato benefici non solo al bambino autistico, ma anche all’intero nucleo familiare: questi ultimi hanno infatti riferito un maggiore senso di sicurezza e di indipendenza, un risultato particolarmente importante se si considera che l’impulsività, l’iperattività, l’irritabilità e in alcuni casi l’aggressività di alcuni bambini autistici influenza negativamente il benessere generale e la qualità di vita dell’intera famiglia (Burrows, 2013).

Il cane aumenta il desiderio della qualità di vita rispetto alla quantità di vita nei pazienti oncologici terminali

Nel 2014 è stato pubblicato uno studio randomizzato e controllato (RCT) con l’obiettivo di valutare l’effetto della pet therapy con i cani (con particolare riferimento al cambiamento della qualità di vita) su un campione di 200 pazienti terminali oncologici afferenti all’Hospice Allison Turnbach Mount Saint Mary College di New York. Per beneficiare dello studio i ricercatori hanno utilizzato come principale criterio d’inclusione pazienti con una prognosi di vita non superiore ai sei mesi. L’esperimento, della durata complessiva di tre settimane, prevedeva quattro incontri a settimana con il cane. Ai partecipanti è stato somministrato il questionario QoL (Quality of Life) per indagare circa la qualità di vita da compilare prima dell’inizio della sperimentazione e al termine di essa. Nei risultati è emerso che già dal primo incontro con il cane si assisteva ad un aumento del desiderio della qualità di vita rispetto alla quantità di vita. La ricerca, dunque, suggerisce l’utilizzo della pet therapy con i cani nei pazienti oncologici in fase terminale come forma di terapia complementare. Vi è comunque da sottolineare che alcuni studi scientifici effettuati in passato hanno dimostrato che i germi dei cani non aumentavano i tassi di infezione (Caprilli e Messeri, 2006).

Il cane protegge dalla malattia mentale e riduce lo stress 

Come si evince in letteratura non di rado le persone che soffrono di disturbi mentali possiedono in comorbidità alla propria patologia di base numerosi problemi di relazione con il prossimo oltre che disturbi comportamentali in generale. Un articolo pubblicato nel 2011 dalla Norwegian University of Life Sciences e dal Department of Animal and Aquacultural Sciences descrive in maniera dettagliata i benefici che gli animali, con particolare riferimento ai cani, arrecherebbero alle persone che soffrono di disturbo mentale ipotizzando che gli amici a quattro zampe svolgerebbero un ruolo importante nella creazione di legami affettivi, nel fornire una base sicura e nell’incoraggiare la messa in atto di nuove strategie di coping. Un’altra teoria sostenuta dagli autori dell’articolo mette in evidenza il fatto che l’animale domestico sarebbe in grado di offrire al malato un vero e proprio “sostituto” alla mancanza di sostegno ed affetto umano. Il cane, dunque, fungerebbe da catalizzatore per facilitare le relazioni sociali tra gli esseri umani. Nelle conclusioni dell’elaborato gli autori hanno citato Ossitocina e Serotonina, neurotrasmettitori molto spesso protagonisti in alcune malattie della psiche. L’interazione fra essere umano e cane, infatti, sarebbe responsabile dell’aumento di Serotonina (conosciuto anche come “ormone della felicità”) e di Ossitocina. Quest’ultima, come una vera e propria catena di Sant’Antonio, provocherebbe una serie di mutamenti omeostatici a favore del benessere generale dell’organismo della persona fra cui la riduzione della pressione arteriosa, delle manifestazioni neurovegetative, l’aumento della soglia del dolore e della resistenza allo stress. Altri meccanismi fisiopatologici provocati dal contatto cane-uomo, sempre secondo i ricercatori, sarebbero:

  • stimolazione e rilascio massivo di Endorfine;
  • riduzione degli impulsi implicati nella reazione allo stress dell’asse ipotamo-ipofisi-surrene responsabili dell’attivazione dei centri simpatici con conseguente calo del rilascio di Corticotropina (CRH), ormone Adrenocorticotropo (ACTH), Cortisolo e in parte minore di Aldosterone;
  • inibizione dell’attivazione della reazione di “attacco o fuga”;

Il cane, inoltre, sarebbe in grado di proteggere dalla malattia mentale. Potrebbe dunque essere impiegato, suggeriscono gli autori, per interventi di prevenzione primaria e secondaria soprattutto nella popolazione esposta o comunque che presenta fattori di rischio da non sottovalutare.

Il cane contribuisce alla riduzione dell’ansia nei pazienti affetti da malattia psichiatrica 

Uno studio randomizzato e controllato (RCT) condotto dagli psichiatri Sandra B. Barker e Kathrin S. Dowson aveva l’obiettivo di verificare l’efficacia della pet therapy condotta con i cani nella riduzione dell’ansia di 230 pazienti ricoverati in una clinica psichiatrica. I pazienti sono stati suddivisi in modalità random in due gruppi differenti. Coloro i quali erano stati destinati al gruppo sperimentale hanno ricevuto un trattamento personalizzato che prevedeva una seduta settimanale della durata di trenta minuti di pet therapy mentre gli inclusi nel gruppo di controllo hanno continuato le normali attività quotidiane organizzate dagli educatori professionali e previste dalla clinica (della stessa durata di trenta minuti). Per la valutazione del livelli di ansia è stata utilizzata la scala STAI (StateTrait Anxiety Inventory) attraverso due somministrazioni: prima e dopo aver ricevuto l’intervento. Risultato: i ricercatori, al termine dello studio, hanno evidenziato una riduzione dell’ansia statisticamente significativa (già solo dopo una singola seduta di pet therapy) soprattutto nei pazienti con disturbi psicotici e in quelli affetti da sindrome depressiva (gruppo sperimentale). Nel gruppo di controllo il beneficio dell’intervento è stato evidenziato dalla riduzione del punteggio di ansia della scala STAI solo ed esclusivamente nei pazienti affetti da disturbo del tono dell’umore.

Il cane potrebbe in futuro essere impiegato come test di screening

La ricercatrice irlandese Deborah L. Wells, nel 2012, ha realizzato un’interessante revisione sistematica che raccoglie una serie di articoli che, attraverso svariati studi scientifici, hanno tentato nel tempo di dare una spiegazione sul come certi cani siano in grado non solo di migliorare la salute ed il benessere delle persone ma anche di “diagnosticare” e “predire” determinate malattie e problemi di salute. Gli articoli trovati dalla Wells, in modo particolare, si concentrano sulla capacità diagnostica nei confronti della patologia oncologica, delle crisi epilettiche e del diabete mellito di tipo II con particolare riferimento agli episodi ipoglicemici. Per quanto riguarda il cancro, ad esempio, la Wells segnala uno studio effettuato dai ricercatori Williams e Pembroke i quali hanno riportato un episodio che ha visto per protagonista un cane meticcio di piccola taglia che, annusando persistentemente e quotidianamente un neo sulla gamba del proprio padrone, fu in grado di “diagnosticare” quello che un mese più tardi si rivelò essere un tumore maligno della cute. Alcuni mesi dopo furono segnalati altri cinque casi simili. I ricercatori, nel loro studio, furono in grado di dare una spiegazione oggettiva con tanto di rigore scientifico di quel che poteva celarsi dietro a episodi simili: alcuni tumori sono infatti in grado di produrre composti volatili (ad esempio gli alcani e i derivati del benzene) che vengono successivamente rilasciati dal nostro organismo nell’atmosfera attraverso percorsi che includono il respiro, il sudore e l’emissione di urina e che i cani essendo dotati di un apparato olfattivo molto fine e sviluppato sarebbero in grado di avvertire. Quest’ultima considerazione rappresenta la miccia grazie alla quale i ricercatori hanno cominciato a studiare la sospetta “capacità innata” dei cani nel riconoscere precocemente la presenza di cellule cancerogene. La prima e vera ricerca ad interessarsi all’argomento produsse modesti risultati: il ricercatore Willis, con i propri colleghi, utilizzò sei cani di razza mista per tentare di identificare su dei campioni delle tracce di cancro della vescica. Risultato: i cani furono in grado di identificare correttamente 22 campioni su 54 con un tasso di successo medio del 41%.

Il cane rafforza il sistema immunitario e la sua saliva potrebbe contenere sostanze utili all’organismo umano

I ricercatori statunitensi Kim Kelly e Charles Raison sostengono che alcuni batteri presenti nella saliva del cane e nella sua microflora intestinale potrebbero avere un meccanismo d’azione simile a quello normalmente svolto dai probiotici, conosciuti per essere un toccasana anche per l’organismo e il microbiota umano. Tali agenti, dunque, non solo promuoverebbero la salute del nostro organismo in generale, ma sarebbero anche implicati nel rafforzamento del sistema immunitario. L’ipotesi sulla quale i ricercatori stanno lavorando, dunque, è che la saliva dei cani contenga microbi che possano avere un effetto benefico sull’organismo dell’essere umano agendo in modo analogo ai lattobacilli e ai bifidobatteri. La loro è senz’altro una teoria molto vicina a quella già confermata, in passato, da altri ricercatori per cui le difese immunitarie dei bambini risulterebbero rafforzate dal contatto quotidiano con i cani, prevenendo una moltitudine di disturbi fra cui le infezioni respiratorie, l’asma e le allergie in genere. A breve Kim Kelly e Charles Raison daranno il via al loro studio sperimentale per dimostrare all’atto pratico la veridicità della loro teoria: sono alla ricerca di volontari disposti ad accogliere un cane nella propria casa per tre mesi durante i quali ci si dovrebbe far leccare il viso. I volontari saranno sottoposti a periodici controlli non invasivi al fine di osservare le modifiche che avvengono all’interno del loro intestino e nella salute psicofisica in generale.

Il cane previene l’obesità spronando il proprio padrone a svolgere una maggiore attività fisica

I ricercatori dell’Università scozzese di Saint Andrews hanno esaminato in uno studio osservazionale il comportamento di 547 persone con più di 65 anni (media di 79 anni), il 9% dei quali proprietari di un cane. A tutte queste persone è stato chiesto di indossare un accelerometro per monitorare i loro movimenti. I dati relativi sono stati poi analizzati considerando gli aspetti fisici e i parametri antropometrici oltre che il livello di ansia e depressione. I risultati dello studio, spiega il Dott.re Zhiqiang Feng, hanno mostrato come avere un cane spinga a una maggiore attività fisica: in media, il 12% dei volontari analizzati, svolge più attività fisica rispetto a chi non ha un cane. I benefici del muoversi con il proprio cane, si legge nello studio, sembrano essere indipendenti dall’effettiva distanza percorsa dalle persone monitorate. La metà dei proprietari di cani sottoposti all’esperimento, inoltre, ha mostrato una riduzione statisticamente significativa dei livelli di ansia e depressione. Nelle conclusioni dell’articolo i ricercatori affermano che vivere con un cane, fra le altre cose, gioverebbe anche nella prevenzione o nel trattamento dell’obesità.

Di seguito si riportano una serie di risultati emersi da studi differenti reperibili sul Web e sulle principali banche dati scientifiche, fra cui PubMed e MedLine, alcune delle quali tratte dal libro di David Niven citato nei riferimenti bibliografici:

  • nel corso di una ricerca, quasi tutti i padroni di cani intervistati hanno indicato un momento preciso in quella giornata in cui i propri amici a quattro zampe avevano dimostrato loro affetto. Solo 4 su 10 sono stati in grado di indicare un essere umano che avesse fatto la stessa cosa in quello stesso giorno (Roth, 2005);
  • se vediamo una persona con un cane per il 42% siamo più propensi a pensare che sia felice (Rossback e Wilson, 1992);
  • i proprietari di cani camminano mediamente il 79% in più rispetto a chi non ne ha (Brown e Rhodes, 2006);
  • le persone che possiedono un cane dimostrano il loro affetto nei confronti degli altri per il 10% in più rispetto a chi non ne ha (Dickstein, 1998);
  • vedere il viso di una persona o il muso di un cane attiva la stessa area dell’encefalo (Blonder et al., 2004);
  • secondo un esperimento condotto in laboratorio, le persone che possiedono un cane, riescono a elaborare il 7% di strategie in più nell’affrontare un problema (Arambasic et al., 2000);
  • la gente è due volte più propensa a parlare con una persona che passeggi con un cane (Wells, 2004);
  • gli esseri umani hanno il 34% di probabilità in meno di soffrire di tachicardia o altre manifestazioni da stress quando sono in compagnia di un cane (Lefkowitz, 2005);
  • il 45% dei pazienti visitati a domicilio da volontari in compagnia di un cane afferma di essersi sentito subito di buonumore (Lutwack-Bloom, Wijewickrama e Smith, 2005);
  • il contatto con i cani abbassa la nostra pressione sanguigna del 6% (Odendaal, 2001);
  • dopo gli ottant’anni i proprietari di cani riescono a mantenere la propria autonomia negli spostamenti per il 25% in più rispetto a coloro che non possiedono cani (Enders-Slegers, 2000);
  • alcuni ricercatori hanno confrontato chi cammina regolarmente da solo e chi lo fa con un cane. I test dimostrano che chi lo fa in compagnia del suo amico a quattro zampe è meno stressato e, a lungo termine, ha meno probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari (Lecey, 2004);
  • in un arco di tempo di cinque anni i padroni di cani vanno dal medico quattro volte in meno rispetto a chi non ne possiede (Riching et al., 2005);
  • in presenza di cani i bambini sono per il 55% più propensi a interagire con altri bambini che soffrono di handicap fisici o mentali (Innes, 2000);
  • una ricerca ha dimostrato che i soggetti impegnati in un programma di fitness e perdita di peso che partecipavano al programma insieme ai propri cani hanno avuto il 12% di successo in più rispetto ai soggetti senza cane (Croteau, 2004);
  • da adulti le persone cresciute con un cane dimostrano empatia verso i loro simili per il 24% in più rispetto a chi non ha mai avuto cani (Vizek-Vidovic et al., 2001);
  • i cani hanno un effetto positivo sulle persone che hanno subito un trauma emotivo, che ricominciano a fidarsi degli altri più velocemente di chi non ha cani (Johnson, 2001);
  • alcuni studiosi hanno incontrato separatamente dei cani e i loro proprietari e nel 75% dei casi sono riusciti ad abbinare correttamente l’animale al proprio padrone (Roth, 2005);
  • alcuni studiosi hanno misurato il livello di anticorpi in tre gruppi di persone. Ogni gruppo era seduto comodamente su un divano: i primi erano soli, i secondi in compagnia di un animale di peluche e i terzi insieme al loro cane. Solo il sistema immunitario di un gruppo si rivelò rafforzato: quello dei proprietari dei cani (Charnetski, Riggers e Brennan, 2004);
  • per i bambini accompagnati da un cane il dolore provato durante un’operazione chirurgica è stato per il 16% meno intenso rispetto a quello dei bambini sottoposti allo stesso intervento senza la compagnia di un cane (Wells, 1998);
  • in media le persone che si occupano di un cane vivono tre anni in più rispetto alle persone che non ne hanno mai posseduto uno (Richang, Na e Headey, 2005);
  • i malati sottoposti a cure pesanti, fra cui la chemioterapia, hanno il 28% di possibilità in meno di sviluppare un disturbo d’ansia se possiedono un cane (Lefkowitz, 2005).

Gli effetti benefici sulla salute e sul benessere psicofisico in generale non sono prodotti solamente dai cani addestrati e preparati per svolgere appositamente specifiche attività di pet therapy. È chiaro che questi ultimi rimangono più idonei nel coadiuvare le cure mediche in determinate e specifiche condizioni di disagio e malattia, ma le sorprendenti capacità che questi animali possiedono sono in realtà accessibili a chiunque: trattasi di cane educato per tale scopo che del “comune” cane facente parte di una famiglia.

Vi è però da tenere in considerazione che tutti i benefici riportati nel seguente articolo, supportati dalle più recenti evidenze scientifiche, sono applicabili esclusivamente su chi ama gli animali ed apprezza lo loro compagnia. Un cane non può in alcun modo migliorare la vita di una persona che non lo rispetta e che non ricambia il suo affetto. Il cane non può badare da solo a se stesso ma la sua vita dipende esclusivamente da noi che decidiamo di farcene carico e di crescerlo come faremmo con un figlio.

Avere un animale in casa è come avere un perenne raggio di luce che penetra dalla finestra anche nei momenti di totale oscurità. L’essere umano e il cane, da migliaia di anni, vivono un rapporto simbiotico in cui ognuno ha sempre qualcosa da offrire all’altro. Basti pensare a tutte le emozioni, soprattutto alla felicità, che l’arrivo di un nuovo cucciolo porta sempre con se in una famiglia oppure, come il presente articolo ha voluto dimostrare, in contesti dove purtroppo la parola “felicità”, a volte, è sostituita dalla parola “malattia”. Anche lì, loro, offrono cura e speranza. Senza pretendere nulla in cambio.

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Riferimenti bibliografici e sitografia:

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  • Feng Z., Dibben C. et al. Dog ownership and physical activity in later life: a cross-sectional observational study. Preventive medicine, longitudinal Studies Center for Scotland, University of St. Andrews 2014
  • Niven D., 100 modi in cui il tuo cane può renderti migliore. Milano: Bur; 2013

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