Chemioterapia: consigli pratici per la gestione domiciliare degli eventuali effetti collaterali e indesiderati

“Cancro”. Un termine che solo a pronunciarlo, per molti di noi, procura brividi. Così come “chemioterapia”, per lo più abbreviato in “chemio”. Non nascondiamocelo, sono termini che inducono una serie di stati d’animo negativi, emozioni che nascono da una serie di preconcetti e falsi miti che sarebbe importante sfatare una volta per tutte.

Una diagnosi di tumore necessita sempre di essere contestualizzata in quanto la parola “cancro” non sempre è sinonimo di sofferenza. Di certo sarebbe stato mille volte meglio non ricevere alcuna diagnosi, per carità, ma per fortuna al giorno d’oggi la scienza medica è riuscita a fare passi da gigante. Ciò significa che da una neoplasia si può guarire, definitivamente. La chirurgia, così come le terapie antiblastiche ed i più recenti anticorpi monoclonali, sono impiegati con successo per la cura di numerosi tumori e le statistiche parlano chiaro: molte persone sono guarite grazie ai trattamenti offerti dalla moderna medicina. In quest’ottica la prevenzione, il “fattore tempo”, riveste un ruolo determinante: prima “scopriamo”, prima curiamo. E prima curiamo, prima saremo sicuri di ottenere il successo sperato. Questo concetto vale per la maggior parte delle malattie. Nonostante ciò non possiamo nasconderci che la strada verso la guarigione, specie nell’ambito oncologico, seppur possibile rimane comunque un percorso lungo e delicato che coinvolge non solo la sfera somatica, ma anche quella psichica della persona che si ritrova ad affrontare le cure.

In questo articolo è mia intenzione parlarvi di chemioterapia, un trattamento farmacologico che, se non utilizzato esclusivamente a scopo palliativo, è in grado nella maggioranza dei casi di guarire dal tumore (senza dimenticarci che comunque, anche l’approccio palliativo, si è dimostrato efficace nell’aumentare la sopravvivenza e nel migliorare la qualità di vita della persona).

In uno studio del 2004 condotto dall’Oncology Nursing Forum (1) è emerso che la maggior parte delle persone intervistate, tutte in trattamento chemioterapico, non avevano ricevuto da parte del personale sanitario le informazioni che avrebbero voluto ricevere. Queste informazioni, in larga misura, riguardavano la gestione pratica a domicilio degli eventuali effetti collaterali indesiderati della terapia ricevuta.

Nella chemioterapia si utilizzano agenti antineoplastici, in grado cioè di distruggere le cellule tumorali interferendo con il loro meccanismo di riproduzione e proliferazione cellulare. I tanto temuti effetti indesiderati e la tossicità di queste molecole sono da imputare al fatto che la loro azione prevede sì la distruzione delle cellule “cattive”, ma in parte anche di quelle “sane”.

Avete mai letto il foglietto illustrativo della comune Aspirina? Fra i vari effetti collaterali ve ne sono riportati alcuni che comprendono situazioni gravi ed importanti: ma davvero una “banale” Aspirina può provocare tutto questo? Da notare che queste situazioni, statisticamente parlando, si sono verificate in meno del 2% delle segnalazioni ricevute dalla farmaco-vigilanza. Eppure sono segnalate anche in un comune bugiardino! Questo vale anche per i farmaci più importanti, come quelli impiegati nella chemioterapia. Ciò significa che anche in questo caso è necessaria un’attenta e accurata contestualizzazione. Gli effetti indesiderati, in casi come questi, sono puramente soggettivi.

Quando svolgevo ricerca per la mia tesi di Laurea (2) presso il dayhospital oncologico dell’I.R.C.C.S. (Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo) ho conosciuto molte persone sottoposte a trattamento chemioterapico. Alcuni di loro erano addirittura sorpresi quando, una volta avviato il primo ciclo di trattamento, non avevano sperimentato alcun effetto collaterale indesiderato. Altri di loro mi riferivano un lieve malessere che regrediva comunque nel giro di poco, altri ancora dei veri e propri effetti collaterali indesiderati dovuti alla tossicità del farmaco che, comunque, erano tenuti sotto controllo e gestiti nel migliore dei modi grazie alle cure ricevute dal personale sanitario. Oltre alla soggettività personale, composta da una serie di variabili pressoché infinite, è importante ricordare che l’eventuale presenza di effetti collaterali dipende anche dal tipo di molecola impiegata (sono molte le molecole che si utilizzano, ognuna con caratteristiche a sè). Dunque, ancora una volta, è di fondamentale importanza “non fasciarsi la testa prima di rompersela”.

Da adesso in poi vi parlerò di effetti collaterali indesiderati che possono essere indotti da alcuni farmaci chemioterapici e v’illustrerò una serie di consigli utili e pratici da poter adottare per alcuni di essi. Anche in questo caso la soggettività gioca un ruolo importante: seppur questi consigli siano tratti dalle più recenti evidenze scientifiche è sempre buona cosa fare riferimento al proprio medico oncologo prima di prendere una qualsiasi decisione in autonomia. “Naturale”, al contrario di quanto si pensa, non è sinonimo di “privo di effetti collaterali”. L’autotrattamento privo di scienza e coscienza, in alcuni casi, ha dimostrato di arrecare più danni che benefici!


Sistema gastrointestinale: la nausea ed il vomito

Nausea e vomito sono gli effetti collaterali più comuni della chemioterapia e possono persistere fino a 24-48 ore dopo la somministrazione del farmaco. La nausea e il vomito ritardati possono persistere fino a una settimana dopo l’avvio della terapia. Esistono numerosi farmaci, prescritti dal medico oncologo, in grado di contrastare questi fenomeni spiacevoli.

Alcuni consigli pratici per la nausea e il vomito:

  • è dimostrato come le misure volte ad assicurare il benessere giochino un ruolo importante nella prevenzione della nausea e del vomito. A questo proposito potresti applicare delle compresse bagnate e fredde sul collo, sulla fronte e sui polsi;
  • evita di esporti agli odori intensi, soprattutto quelli di alcuni alimenti come ad esempio le fritture o i cibi esageratamente speziati;
  • caffè: alcune profumerie offrono ai propri clienti una piccola ciotola contenente chicchi di caffè, utile per neutralizzare gli odori quando prima dell’acquisto è necessario annusare più fragranze. Non vi sono evidenze scientifiche sufficienti a supportare questa ipotesi ma sembrerebbe che, fra le innumerevoli proprietà del caffè, vi sia anche quella di diminuire la sensazione olfattiva. Anche i fondi del caffè della caffettiera aiutano a neutralizzare gli odori sgradevoli: non buttarli, potresti pensare di utilizzarli in questo modo!
  • prediligi cibi acidi, aspri e consumali preferibilmente freddi (oppure alimenti asciutti e un po’ salati, come ad esempio i cracker, le fette biscottate o i grissini);
  • consuma pasti piccoli e mangia lentamente, senza fretta;
  • limita l’assunzione di liquidi durante il pasto per evitare un’eccessiva distensione dello stomaco e non bere nel periodo compreso fra un’ora prima e un’ora dopo il pasto;
  • bevi a piccoli sorsi;
  • non sdraiarti per almeno una o due ore dopo il pasto;
  • zenzero: questo prezioso rimedio naturale si è dimostrato efficace nel trattamento della nausea in quanto le sostanze contenute all’interno della sua radice sono in grado di bloccare il centro del vomito del sistema nervoso centrale (Thompson, 1999). Lo zenzero può essere consumato sotto forma di tisana, direttamente fresco, candito o in polvere. Può essere anche utile mettere qualche goccia di olio essenziale in un fazzoletto ed annusare di tanto in tanto (in alternativa all’olio essenziale di zenzero, puoi anche utilizzare quello di limone o di menta piperita). Attenzione: l’olio essenziale di zenzero è leggermente fototossico;
  • menta piperita: Danièle Festy, farmacista ed aromaterapeuta di fama internazionale, per contrastare la nausea consiglia di aggiungere due gocce di olio essenziale di menta piperita in una zolletta di zucchero e lasciarla lentamente sciogliere in bocca. In alternativa allo zucchero, qualora controindicato, può bastare una sola goccia sotto la lingua. L’olio essenziale di menta piperita è da utilizzare con precauzione, la presenza di mentolo in dosi eccessive può provocare sensibilizzazione;
  • camomilla: questa pianta dai grandi poteri antinfiammatori e antimicrobici, consumata sotto forma di tisana, può contribuire ad una riduzione significativa del senso di nausea;
  • basilico: consumato fresco nei cibi oppure sotto forma di infuso, questa preziosa pianta contribuisce a ridurre la sensazione di nausea, l’alitosi, la cattiva digestione e previene l’insorgere del vomito;
  • musica: ascolta musica! L’ascoltare musica può costituire un intervento decisivo da aggiungere alla terapia antiemetica (Ezzone et. al., 1998);
  • il P6: si tratta di un punto di agopuntura attualmente riconosciuto dalla medicina classica, dopo essersi mostrato efficace in oltre quaranta studi scientifici sulla nausea e sul vomito. Questo punto lo puoi trovare due o tre dita sotto la base della mano e cioè esattamente fra i due tendini dell’avambraccio. Se non vi sono agopuntori nei paraggi, puoi provare a strofinare delicatamente alcune volte il punto in questione finché non avverti sollievo. L’effetto non è dimostrato dagli studi di cui parlavo prima, ma vale comunque la pena di sperimentarlo (3).

Stanchezza e spossatezza: la fatigue

Da “dizionario”, questa particolare forma di astenia prende il nome di “fatigue“. Si tratta di una condizione relativamente comune nell’ambito oncologico che normalmente la persona descrive come un “senso soggettivo di estrema stanchezza e diminuita capacità di portare avanti un lavoro fisico o mentale che non sono alleviati dal riposo” (4).

Alcuni consigli pratici:

  • organizza e pianifica la tua giornata: definisci le priorità ed elimina le attività superflue, quelle che non sono necessarie ed indispensabili. Identificare i momenti di massima e minima energia può aiutarti a pianificare la tua quotidianità;
  • non rinunciare mai e poi mai alle attività che ti procurano piacere! La qualità o il tipo di attività sono più importanti della quantità: quelle informali procurano il maggior grado di benessere (Longino e Kart, 1982);
  • riposa se sai che dopo dovrai affrontare un compito un po’ più impegnativo!
  • attività fisica: la letteratura scientifica riporta sempre con maggiore frequenza studi che dimostrano la grande utilità dell’esercizio fisico nel contrastare la fatigue. Sono consigliati esercizi di tipo aerobico, come ad esempio la semplice camminata;
  • eleuterococco: anche conosciuto come “ginseng siberiano”, si tratta di un arbusto largamente utilizzato in fitoterapia. Le sue proprietà adattogene lo rendono utile per sostenere l’organismo nel far fronte a situazioni di intensa fatica fisica e mentale. Aumenta la resistenza muscolare ed è un portento per il sistema immunitario: favorisce la produzione di cellule bianche, fra cui i linfociti T;
  • rosmarino: utile per quel che la medicina tradizionale cinese definisce come “vuoto di rene“, ovvero uno stato di debilitazione fisica e mentale caratterizzato da vulnerabilità allo stress, labilità emotiva ed astenia. L’olio essenziale di rosmarino stimola la funzionalità renale (che per la medicina cinese è sede dell’energia vitale) e grazie alle sue potenti proprietà antiossidanti ad azione tonico-stimolanti, rappresenta il rimedio naturale d’elezione in caso di affaticamento cronico. Puoi preparare un olio da massaggio da utilizzare su tempie, polsi e fascia renale la mattina appena sveglio e la sera prima di coricarti (20 gocce di olio essenziale in 100 ml di olio di mandorle dolci) oppure qualche goccia su un fazzoletto da annusare di tanto in tanto. L’olio essenziale di rosmarino è controindicato in caso di gravidanza o in soggetti con epilessia;
  • lavanda: è l’essenza più versatile dal punto di vista terapeutico, utile sia in caso di astenia che per rinvigorire anima e corpo! Alcune gocce di olio essenziale di lavanda vera in un pediluvio caldo o vaporizzate sulla federa del cuscino la sera prima di coricarsi sono un vero atto d’amore nei confronti di se stessi;
  • il ruolo del sistema immunitario: con la chemioterapia l’eradicazione delle cellule neoplastiche al 100% è quasi impossibile. L’obiettivo è quello di eradicare una porzione di tumore sufficiente a far sì che le cellule maligne rimanenti possano essere distrutte dal sistema immunitario dell’organismo. Ecco perché risulta importante prendersi cura delle proprie “cellule bianche” prima, durante e dopo il trattamento chemioterapico. L’eventuale mielosoppressione (diminuita produzione di alcune cellule del sangue) può essere un effetto indesiderato collaterale di alcune molecole impiegate nella chemioterapia. Non deve spaventare: anche questa situazione può essere tenuta sotto controllo dai medici oncologi che si prendono cura di te!
  • aloe vera: questa preziosa pianta, grazie alla presenza dei glucomannani, possiede una potente attività immunostimolante. L’assunzione quotidiana del succo puro, sotto indicazione del proprio medico curante, è in grado di aumentare il numero e l’attività dei macrofagi, delle cellule T killer e dei monociti (5);
  • tè verde: un recente studio realizzato dalla Linus Pauling Institute dell’Oregon State University ha dimostrato che le epigalocatechine galato (EGCG), sostanze antiossidanti contenute nel tè verde, avrebbero la capacità di stimolare la formazione delle cellule T. Una tazza al giorno, dunque, è un toccasana per il sistema immunitario!
  • alimenti sì (se non controindicati): agrumi, alghe, azuki rossi, barbabietola rossa, carote, cereali integrali, fagioli neri, frutta, legumi, lievito di birra, miele, olio di germe di grano, olio di semi di lino, pesce azzurro, riso nero, semi di girasole, semi di sesamo, verdura a foglia verde (queste ultime da consumare con precauzione nei soggetti in terapia con anticoagulanti, data l’elevata presenza di vitamina K contenuta nelle verdure a foglia larga e verde);
  • alimenti no: alcool, caffè, grassi animali, zucchero ecc.

Disbiosi intestinale: la diarrea e la costipazione

Alcuni farmaci antineoplastici possono determinare, a frequenza variabile, l’insorgere di scariche diarroiche oppure, al contrario, la comparsa di costipazione. Con alcuni farmaci la diarrea insorge immediatamente dopo il termine della somministrazione, in altri casi a distanza di qualche giorno. La diarrea, secondaria a chemioterapia, può persistere fino a tre settimane dopo la sospensione del trattamento.

Intestino e cervello hanno molto in comune, basti pensare che il 95% della serotonina (l’ormone “della felicità”) è prodotta proprio all’interno dell’intestino. Inoltre, questo organo, ospita oltre il 60% di tutte le cellule immunocompetenti. Le più recenti evidenze scientifiche affermano che il microbiota umano (un vero e proprio organo, l’ammasso di tutti i nostri batteri intestinali), influenza la nostra psiche. Questo significa che lo stress modifica la flora intestinale (3). Dunque, prendiamoci cura del nostro intestino!

Alcuni consigli pratici in caso di diarrea:

  • a domicilio annota la quantità, la qualità e la frequenza delle scariche: tenere un diario può essere un utile strumento da far vedere al tuo medico nelle visite di controllo (questo vale per qualsiasi tipo di alterazione delle feci, non solo per la diarrea);
  • idratati! bevi almeno un litro di acqua al giorno, per ripristinare le perdite correlate alla diarrea (se non controindicati, gli integratori salini utilizzati dagli sportivi sono molto utili per reintegrare gli elettroliti persi);
  • consuma pasti piccoli, ma frequenti, nell’arco della giornata (piuttosto che i “classici” tre pasti);
  • noce moscata: aggiungila ai cibi, rallenta la motilità intestinale!
  • no ai sostituti dello zucchero: causano una rapida motilità dell’intestino tenue!
  • alimenti sì (se non controindicati): in generale sono indicati gli alimenti solidi e semi-solidi ricchi di proteine, carboidrati, calorie e potassio, ma a basso contenuto di fibre e con scarso residuo (es. yogurt, patate al forno, riso bollito, banane, pesche, albicocche, mele sbucciate, succo di mela e carote crude). Ottimo è il riso in bianco e la sua acqua di cottura (quello bollito, grazie alle sue proprietà astringenti, è considerato un alimento ideale in caso di diarrea);
  • alimenti no: prodotti contenenti lattosio, grassi, cibi fritti e piccanti, farina integrale, frutta e verdura fresca.

Alcuni consigli pratici in caso di costipazione:

  • no al faidate: prima di assumere un qualsiasi lassativo, anche di origine naturale, confrontati con il tuo medico oncologo!
  • può essere utile aumentare l’assunzione di olio da condimento, specie se extravergine d’oliva;
  • prugne: sono l’alimento “lassativo” per eccellenza. In caso di stitichezza ostinata, se non vi sono controindicazioni, immergi alcune prugne secche in un bicchiere d’acqua la sera prima di coricarti e consumale poi al mattino appena sveglio insieme al liquido residuo e a un cucchiaino di miele;
  • se non vi sono controindicazioni prendi l’abitudine di consumare un kiwi tutti i giorni;
  • alimenti sì (se non controindicati): tutti quelli che contengono fibre come ad esempio la frutta cruda, le verdure e i cereali.

Alterazione del gusto, del cavo orale, mucosite e inappetenza

Alcuni chemioterapici modificano il senso del gusto. In questo caso il cibo può sembrare più salato, amaro oppure può avere un sapore “metallico”. Anche questo effetto collaterale indesiderato non deve destare preoccupazione: il gusto si normalizza alla conclusione della terapia. Alcune molecole, inoltre, possono provocare una sensazione di dolore all’interno del cavo orale o provocare piccole o grandi ulcere che, se trascurate, potrebbero infettarsi. La mucosite orale, chiamata anche “stomatite”, è una complicanza comune e debilitante della chemioterapia e che, secondo le statistiche, si verifica a vari livelli nel 40% dei casi.

Alcuni consigli pratici generali:

  • sciacqua la bocca e lavati i denti mattina, sera, prima e dopo ogni pasto, ma utilizza uno spazzolino con le setole morbide per evitare di procurarti micro-traumi;
  • bicarbonato: lavare i denti ti provoca nausea? Fai degli sciacqui con del bicarbonato (un cucchiaino disciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida);
  • no al collutorio e al filo interdentale (a meno che non ti sia stato prescritto dal medico): la maggior parte dei collutori in commercio contengono alcool, agente responsabile del danneggiamento della mucosa del cavo orale che spesso risulta già compromessa dal trattamento chemioterapico (la soluzione fisiologica è ideale per gli sciacqui). Il filo interdentale potrebbe invece provocare fastidiosi micro-traumi;
  • mantieni le labbra umide, magari utilizzando del burro-cacao o della vaselina;
  • idratati adeguatamente: bevi!
  • evita di mangiare alimenti troppo caldi o, al contrario, troppo freddi;
  • evita di mangiare cibi piccanti o contenerti spezie;
  • ananas: la polpa dell’ananas fresca può essere utile per mantenere la bocca fresca e umida! Questo frutto, dalle importanti virtù terapeutiche, contiene al suo interno una vasta gamma di minerali e vitamine, fra cui la bromelina (un enzima proteolitico), la vitamina C, B6, B12 e PP che le conferiscono potenti azioni cicatrizzanti, antiossidanti ed immunostimolanti;
  • crioterapia: in caso di mucosite, chiedendo consiglio al tuo medico oncologo, potresti pensare di succhiare alcuni cubetti di ghiaccio durante o dopo il trattamento chemioterapico;
  • sciogli caramelle o mastica un chewingum (rigorosamente senza zucchero) per stimolare la produzione di saliva e prevenire la secchezza del cavo orale;
  • camomilla: anche se non vi sono evidenze scientifiche a supporto, la camomilla si è dimostrata, in alcuni casi, utile nella guarigione delle micro-lesioni del cavo orale (possiede azione antinfiammatoria e spasmolitica, se applicata localmente).

Alcuni consigli pratici in caso di inappetenza:

  • limita l’assunzione di liquidi durante i pasti ed evitali un’ora prima ed una dopo (la limitazione dei liquidi durante i pasti aiuta a prevenire la distensione gastrica);
  • prenditi cura dell’igiene del cavo orale: un’igiene orale inadeguata causa alitosi e cattivo sapore in bocca, fattori che possono contribuire a diminuire l’appetito;
  • se non vi sono controindicazioni, prediligi alimenti ad alto contenuto proteico e calorico;
  • camomilla, angelica e genziana: consumate sotto forma di tisana, queste preziose erbe sono in grado di stimolare l’appetito, così come la maggior parte di tutte le piante officinali amare;
  • stai lontano dalla vaniglia: non vi sono evidenze scientifiche sufficienti a supporto, ma alcuni ricercatori hanno scoperto che il profumo di vaniglia, per quanto piacevole, stimola alcune aree del cervello relative al senso dell’olfatto procurando una modesta riduzione dell’appetito. L’esposizione prolungata può far insorgere nausea.
  • aloe vera: il succo puro si è dimostrato efficace in caso di inappetenza. La vasta gamma di enzimi digestivi contenuti al suo interno favorisce la stimolazione delle mucose gastriche che, attraverso neurotrasmettitori, richiamano l’intervento degli ormoni dell’appetito. Attenzione: l’aloe vera contiene aloina, sostanza ad azione atrachinonica e che produce effetti lassativi. Di norma i succhi puri presenti in commercio sono privi di questa sostanza, ma è comunque necessario confrontarsi con il proprio medico oncologo prima di un qualsiasi auto-trattamento.

Mielosoppressione

Come già accennato la chemioterapia può ridurre il numero di globuli bianchi, cellule fondamentali per combattere le infezioni. Nello stesso tempo può far diminuire i globuli rossi e le piastrine, queste ultime di fondamentale importanza nei processi di coagulazione del sangue. Succede molto spesso, ma anche in questo caso non è necessario allarmarsi: la maggior parte delle persone non se ne accorge nemmeno e non presenta sintomi. Questa situazione, di norma, avviene dopo 7-10 giorni dalla somministrazione del primo ciclo di chemioterapia e dura per circa una settimana. In questo lasso di tempo la persona può essere maggiormente esposta a contrarre infezioni. A questo proposito, potrebbero risultare utili alcuni piccoli consigli:

  • evita di frequentare luoghi troppo affollati e il contatto con persone ammalate (soprattutto nella seconda settimana a partire dall’inizio del trattamento chemioterapico);
  • stai attento a non procurarti piccoli o grandi traumi;
  • mantieni la cute morbida ed idratata utilizzando creme a ph neutro e, possibilmente, prive di alcool;
  • aglio: se non vi sono controindicazioni, aggiungilo ai cibi! L’aglio è considerato un antibiotico di origine naturale ed è ricco di allicina, principio attivo dalle proprietà antimicrobiche;
  • se il medico ti riferisce una diminuzione delle piastrine, stai attento a utilizzare coltelli, rasoi e tutto ciò che è tagliente (se sei un uomo e devi farti la barba potresti pensare di utilizzare un rasoio elettrico);
  • prima di utilizzare un qualsiasi farmaco da banco, chiedi il parere al tuo medico! La “banale” Aspirina, ad esempio, può in questi casi provocare dei danni anche seri!

Stati d’animo ed emozioni negative: un aiuto, dalla Natura, con i Fiori di Bach

Abbiamo già parlato di quanto una nuova diagnosi di cancro o la comunicazione del dover cominciare un percorso di cura importante e delicato come quello della chemioterapia possa generare stati d’animo ed emozioni negative. Pensare che la malattia investa esclusivamente l’assetto fisico è del tutto sbagliato, ne è testimonianza l’influsso largamente documentato dalla psiconeuroendocrinoimmunologia, una scienza relativamente giovane, che la psiche ha nei confronti dell’organismo. Un organo malato, spesso, influenza il nostro cervello. Succede anche l’opposto: una psiche labile può colpire l’organismo generando malattie a carico di più organi ed apparati (ce lo suggerisce la psicosomatica). La relazione tra la mente e il corpo è molto intima: quando una è malata, l’altra ne soffre.

Per far fronte a questi stati d’animo negativi, i Fiori di Bach rappresentano un valido alleato complementare da utilizzare in contemporanea alla chemioterapia. Il vantaggio è che non interferiscono in alcun modo con i farmaci, non arrecano assuefazione e/o dipendenza e non vi è alcun rischio di sovra-dosaggio. Rimodellano, con le loro vibrazioni, le corde “scordate”. Creano un’armonia vibrazionale la quale, venendo percepita sia a livello emozionale che corporeo, trasforma secondo una modalità che ci pone in maggiore accordo con noi stessi, con i nostri stati d’animo, le nostre relazioni e anche con il nostro vissuto. Attenzione: non sono un miracolo! Aiutano, supportano. Possono, in qualche modo, contribuire a rendere meno faticoso il percorso di cura che si sta affrontando.

Scegliere i Rimedi è molto semplice. Per prima cosa è necessario ignorare i sintomi fisici, ma focalizzarsi su come ci si sente in quel momento. Una volta fatto questo, basterà associare il Rimedio all’emozione o allo stato d’animo corrispondente. Delle utili domande che possono aiutarci nella selezione, sono: che tipo di emozione o stato d’animo provo in questo momento? Perchè? Come vivo questa situazione? Come reagisco? Ecc.

Paura di provare dolore o di andare incontro agli effetti collaterali della terapia? Potresti scegliere Mimulus. Preoccupazioni per i tuoi cari? Red Chestnut potrebbe fare al caso tuo. Ti senti stanco al solo pensiero di dover affrontare una nuova giornata? Hornbeam è “il caffè” dei Fiori di Bach, la “doccia fredda”! Oppure ti senti allo stremo delle forze per cui il Rimedio Olive potrebbe fare al caso tuo?

I Rimedi sono in tutto 38 ed ognuno corrisponde a un’emozione o stato d’animo. In alternativa si può pensare di portare sempre con sè un flaconcino di Rimedio di soccorso, una miscela premiscelata di cinque Fiori da utilizzare al bisogno, in caso di “emergenza”.

Non esistono ricette: ad ognuno i suoi Fiori, anche se vi è in ballo lo stesso problema. Perchè? Semplice: persone diverse, Rimedi diversi. Ognuno di noi reagisce in maniera soggettiva, personale e differente alle situazioni della vita! Il Dr. Edward Bach, scopritore dei Rimedi, diceva spesso: “Non è la malattia ad essere importante, è la persona.”.

Le informazioni contenute in questo articolo non intendono sostituirsi al parere professionale del vostro medico curante. L’utilizzo di qualsiasi consiglio qui riportato è a discrezione del lettore. L’autore si sottrae a qualsiasi responsabilità diretta o indiretta derivante dall’uso o dall’applicazione di qualsivoglia indicazione riportata.

© Copyright – è vietata la riproduzione dei contenuti, anche parziale, senza autorizzazione da parte dell’autore.


Riferimenti bibliografici:

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  3. Enders G., L’intestino felice. Venezia: Sonzogno; 2015
  4. Carpenito J. L., Diagnosi infermieristiche – applicazione alla pratica clinica (VI edizione). Roma: Casa Editrice Ambrosiana; 2015
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